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giovedì 29 dicembre 2016

Qualcosa di "Nuovo"


Arriva un nuovo anno


Tante pagine bianche da scrivere, tante nuove opportunità. Si aspetta la mezzanotte per buttare via il vecchio e accogliere il nuovo. È il desiderio di cambiare qualcosa, di cancellare tutto quello che non ci è piaciuto. C’è chi consulta gli oroscopi sperando in un anno più fortunato e chi invece fa un bilancio di quello che è stato, per non dimenticare ciò che esperienze o persone hanno insegnato ad ognuno e all'umanità. Si immagina quello che potrebbe essere o si desidera realizzare.

Come possiamo regalarci qualcosa di nuovo?

Se "innovare" vuol dire…

1 Introdurre qualcosa di nuovo: il Vecchio e il Giovane

Per il dizionario Garzanti è mutare il sistema introducendo qualcosa di nuovo. Nuovo è dunque qualcosa che prima non c’era.
Anche un sistema fatto di persone può mutare ed evolvere se si introduce una nuova mente: una persona del tutto estranea e quindi non influenzata dalle idee precedenti. Ma il talento che spesso si cerca senza avere ben chiaro di cosa si tratti, può trovarsi sia in un senior, dotato di lunga esperienza di lavoro e di vita, che in un giovane proveniente da altri contesti lavorativi o da altre nazioni. E la creatività la si può cercare anche in gruppo (la pratica del brain storming ne è un esempio) a patto che la libertà di espressione non sia condizionata dal timore del giudizio.

2 Combinare ciò che già c’è in modo diverso: il Caleidoscopio

Cambiare l’ordine di ciò che già c’è può produrre risultati ogni volta differenti. E in questo caso bastano anche pochi elementi per trovare combinazioni sempre nuove. Come avviene in un oggetto che faceva parte dei giochi dei bambini di tanti anni fa: il caleidoscopio. Bastava un piccolo movimento per ottenere immagini sempre diverse.

3 Guardare le cose da altre prospettive: la Sedia polifunzionale

La funzione degli oggetti è ormai scontata perché ogni oggetto è concepito per rispondere a un bisogno. E invece a volte potremmo utilizzarlo per altri usi. Se pensiamo a una sedia, per esempio, sappiamo che è stata pensata per farci sedere. Però quando necessario ci saliamo su per prendere qualcosa in alto. Oppure ci appoggiamo degli oggetti sopra: come dei libri sulla seduta o una giacca sulla spalliera. I giocolieri possono farne un attrezzo del mestiere per dimostrare la loro abilità. Oppure, nelle sue forme più raffinate, può essere un oggetto di arredamento, di celebrazione del potere o di testimonianza storica in un museo. E a quel punto perde la sua funzione d’uso primaria perché non ci si può più sedere. C’è una bella differenza fra una sedia e un trono. E sono certa che se la proponessimo ad un popolo che non ne avesse fatto mai esperienza, probabilmente troverebbe altri modi per utilizzarla.

4 Produrre il cambiamento oppure osservare gli esiti del caso: Evoluzione e Post it

Nella teoria dell’evoluzione l’innovazione avveniva per la nascita di nuove richieste ambientali e allora, i dispositivi di sopravvivenza si attivavano combinando in modo nuovo le risorse disponibili e così facendo anche gli organismi si modificavano.
Ma a volte nel tentativo di cercare qualcosa per rispondere ad un bisogno, si trova altro di valore anche superiore. È sorprendente la storia del post it. Cercando di produrre una colla, il risultato era stato un adesivo dalla debole tenuta e che rimaneva appiccicoso. Ma appena si è presentata l’esigenza di un adesivo simile, è stato recuperato l'esito di un "fallimento" ed ha avuto grande fortuna.

5 E i teorici della creatività cosa dicono? Il potenziale delle Domande

… allora la possibilità di concepire qualcosa di nuovo è alla portata di tutti. Basta volerlo.
Secondo Edward De Bono, autore del metodo Sei cappelli per pensare (1981), è possibile creare deliberatamente nuove idee attivando il pensiero creativo o come lo chiama lui, il pensiero laterale. A patto che si sia disposti ad “affrontare l’ignoto, le provocazioni, i rischi. La creatività richiede esperimenti mentali. Non è possibile conoscere in anticipo l’esito di un esperimento.  Ma occorre avere la volontà di portarlo a termine”, magari indossando il suo cappello verde (quello della creatività). E continua: “più si dedica del tempo alla ricerca delle alternative, più aumentano le probabilità di trovarne” (pag.133 134).
Già Graham Wallas, nel suo “The art of Thought” (1926), definiva le fasi del processo creativo in: preparazione, incubazione, illuminazione, verifiche. E se sei un "sistematico" puoi seguire le sue indicazioni
I test che H. J. Eysenck propone per definire la creatività nel suo “Prova il tuo Q.I. (1994), sono a “risposta aperta”. Ci sono molte, forse infinite possibilità di risposte” quante il potenziale creativo di ognuno rende possibili.
Dunque è possibile che le intuizioni arrivino per caso e nei momenti più impensati, ma si possono anche cercare. Magari ponendosi le giuste domande.

6 Ti va di provare? Il mattone di Eysenck

Allora ti propongo un esercizio proposto da Eysenck (dal testo citato in bibliografia a Pag. 45)
“In quanti e quali modi puoi servirti di un mattone?”
Puoi condividere la tua risposta qui, con noi, nei commenti.

E per il tuo nuovo anno con qualcosa di nuovo?

Scegli un “mattoncino” fra quelli che costruiranno il tuo nuovo anno e arricchiscilo di nuove possibilità

Felice 2017
Bibliografia
  • Wallas G. 1931, The Art of Thought, Cape, London;
  • De Bono E., 2001, Sei cappelli per pensare, Superbur psicologia per tutti (titolo originale, Six thinking hats, 1981);
  • Eysenck H.J., 2000, Prova il tuo Q. I. Superbur benessere (titolo originale, Test your I.Q., 1994)
 
*Se vuoi continuare a leggere, ne ho scritto anche qui

domenica 6 novembre 2016

Il Cassetto "metti-tutto"






Era il primo in basso nella credenza della cucina
La mamma lo aveva voluto proprio lì, ad accogliere tutto quello che ai tempi nei quali non si buttava niente avrebbe potuto essere ancora utile. Tappi, nastri, bottoni, qualche chiodo e delle pinze. C’erano anche un uncinetto e degli elastici, carte che avevano custodito regali o uova di pasqua e mozziconi di pastelli recuperati chissà dove.  Quel cassetto era proprio a tiro di bambino. Ci arrivavamo tutti e le cose che conteneva erano nella disponibilità di tutti. Per me era come partire alla scoperta di un territorio ricco di sorprese. Ed era bello potersi costruire dei giochi partendo da frammenti che avevano avuto altre importanti funzioni.
Forse è proprio da lì che mi sono abituata a costruire partendo da quello che c’è. E ho continuato a farlo anche dopo. In fondo non era quello che facevano i bambini all'inizio del secolo scorso nelle famiglie contadine? Con delle cassette di frutta, vi aggiungevano delle rotelle e facevano delle macchinine con le quali si lanciavano per le discese. Oppure con delle scatole di scarpe o simili si costruivano delle case per le bambole perfettamente somiglianti a quelle che abitavano. Era la necessità che aguzza l’ingegno e che contemporaneamente permette di sviluppare la creatività.
Flessibilità e adattamento

Però, pensandoci su, non è forse una funzione presente negli organismi viventi per necessità adattative? Il “preadattamento” di cui ha parlato Darwin e citato nel libro “La teoria dell’evoluzione” (2006) di Telmo Pievani, Il Mulino, Bo, pag. 77. Cito testualmente: “Perché vi sia la possibilità di un cambiamento di funzione a parità di situazione dobbiamo infatti ipotizzare che in natura più organi possano assolvere una funzione (in modo che una possa essere deviata verso nuove utilizzazioni) e viceversa che un organo possa assolvere più funzioni, aggiungendone di nuove alle preesistenti”.  Dunque organi o parti di organi con capacità di funzioni abbozzate, sono lì che attendono di attivarsi appena i bisogni ambientali ne richiedono l’uso.
Le funzioni sono capacità di agire comportamenti e gli organi o parte di organi sono gli "strumenti" per realizzare.
 
Impara l’arte e mettila da parte

E non è dunque quello che accade ogni giorno? Di fronte a ogni nuovo "problema", svolgiamo dei compiti che attivano funzioni necessarie e che non pensavamo fossero nelle nostre possibilità. Se ne fossimo consapevoli potremmo anche cercare circostanze, mai considerate prima ma utili per conseguire i nostri obiettivi di sviluppo, nelle quali fossero però indispensabili quelle capacità.

Faccio un esempio: Se sei da sempre un tipo socievole, che ama la relazione e che viene consultato dai vicini di casa prima di ogni riunione di condominio, forse sei anche ben informato. Pur non avendo frequentato corsi universitari in comunicazione, potresti avere i requisiti per curare le relazioni o, perché no, entrare in politica. E allo stesso modo, in virtù delle competenze acquisite nel tempo libero, dove i problemi nascono e vengono risolti sulla spinta di curiosità personali, potrebbe essere per un appassionato di piante, calcio, cucina e molto altro.


Insomma, perché un’abilità conseguita “vivendo”, magari inseguendo un interesse, non potrebbe essere utilizzata in altri ambiti, diciamo, di maggior soddisfazione?

E se avessi dimenticato quanto imparato tanto tempo fa?
Mi piace ricordare la metafora delle autostrade spesso citata dagli studiosi di psicobiologia. Se ben ricordo, secondo loro ogni volta che si imparano nuove cose si formano dei collegamenti nuovi fra neuroni, come delle nuove strade, e se ripetiamo la stessa funzione più volte i collegamenti si irrobustiscono, diventano come delle autostrade. Se una funzione non viene più praticata, diciamo che avviene come in una città abbandonata: crescono dei rovi, le difficoltà ambientali deteriorano le parti meno solide, ma le strade principali rimangono e possono essere riattivate con un po' di "manutenzione/esercizio"
Sì, ma cosa c’entra la grafia?
Tutte quelle abilità conseguite entrano a sistema nei nostri modi di fare, nei nostri comportamenti, e li trasformano facendoli evolvere. Ed è proprio lì che lasciano delle tracce. La grafia è un comportamento - un modo assolutamente personale e dunque unico - attraverso cui ognuno esprime se stesso nell'affrontare le scelte più o meno consapevoli che impone il tracciato. Puoi farti un'idea in Grafologia per tutti
Fermati un attimo e apri il cassetto
È che a un certo punto conviene fermarsi un attimo - a volte non è proprio spontanea questa fermata - abbassarsi fino a quel cassetto vicino al pavimento, insomma tornare con i piedi per terra, e controllare cosa c’è. Capire cosa poter utilizzare per altro. Sarà una vera scoperta.
Come fare?
Ci sono diversi modi per fare un bilancio delle proprie competenze. Puoi anche iniziare a fare un elenco di ciò che ti riesce meglio adesso. È sempre una informazione utile scattare una istantanea. Ma se vuoi ripartire da te, offrirti una nuova possibilità, devi cercare quello che hai utilizzato, anche in parte, ma che hai dovuto abbandonare, proprio come quei frammenti e oggetti nel cassetto dell'immagine.
Se lo vuoi fare in un modo tutto nuovo puoi affrontare il lavoro di ricerca partendo proprio dalla tua casa e dalla tua scrittura seguendo le indicazioni del metodo Il Talento nel tratto®
Il cassetto tornerà protagonista e luogo dove custodire gli scritti delle storie di vita all’interno delle quali cercherai le tracce di capacità per assolvere a nuove funzioni, magari corroborate da una formazione mirata.

Piccola esercitazione
Potresti iniziare facendo mente locale sulle cose che ti riescono meglio adesso. Poi stabilisci una gerarchia, dalla più forte alla più debole. Lo stesso puoi farlo con le attività che proprio non sono per te. Rileggile con attenzione, metti una data, chiudi il foglio e custodiscilo in un cassetto.
Grazie


sabato 20 febbraio 2016

Cos'è per te il Mare?


 


“A un tratto la sagoma di una balena irta di lance e di arpioni e coperta di corde aggrovigliate infranse del tutto la superficie delle acque, proiettando all’altezza  di una decina di metri un getto di vapore. «Avanti!» urlò il capitano Achab”.

 

Molti ricorderanno questa avvincente sequenza del celeberrimo romanzo del 1851, Moby Dick, di Herman Melville. La letteratura sul mare ci ha fornito molte storie, frutto della fantasia di un romanziere ma anche memoria di fatti realmente accaduti. E la realtà spesso ci sorprende. Alcune storie le abbiamo incontrate, altre le abbiamo scelte e hanno suscitato in noi meraviglia, quiete o paura.


Ognuno ha delle informazioni sul mare costituite da nozioni ed esperienze. Emozioni più o meno piacevoli collegate a un luogo, che subito riaffiorano alla mente quando ci portiamo lì con l’immaginazione.
Il mare di tutti
Fra queste informazioni, capitale di ognuno, c'è una parte socialmente condivisa fra coloro che appartengono alla stessa cultura legata a un territorio oppure a un periodo storico.  Pensate a Ulisse durante il suo viaggio di ritorno a Itaca! Tutt'altra cosa rispetto a quello che viveva Totò in costume zebrato nel compito di accompagnare le signore di inizio ‘900 a fare i “semicupi”, nel celeberrimo film il Turco napoletano del 1953.
Ma anche adesso per un esquimese il mare ha un significato diverso da quello che potrebbe avere ad esempio per un pescatore di perle. Così come un abitante di una città di mare ha una esperienza e una visione diverse da chi al mare ci va solo per vacanza. La percezione cambia anche a seconda della stagione o dell'età di chi lo vive.  
Il mare di ognuno
 
Però ognuno ha anche una storia personale e unica con il mare ed è quella la parte più pregiata del racconto alla scoperta di sé.
Propongo una...


Piccola esercitazione

I° parte

Adesso ti chiedo di indicare qui nei commenti e in poche parole "cos'è per te il mare". Fatti guidare dalla memoria dei tuoi sensi e quindi: cosa vedi, cosa ascolti, cosa tocchi, i profumi e, perché no, i sapori.

II° parte

Poi, se vorrai potrai prendere dei fogli bianchi - ma vanno bene anche a righe o quadretti -  lo strumento che utilizzi di solito per scrivere, cercare un momento e un luogo tranquilli e scrivere tutto quello che viene in mente sulla tua esperienza del mare, sin dalla prima volta che lo hai incontrato. Oppure potrai descrivere un evento particolare. Vedrai affiorare alla memoria anche circostante e persone che ti racconteranno molto di te.

Per una visione completa del metodo: (TALENTOnelTratto®)

 
Ed ecco i contributi dalla rete pubblicati nel post del 21.02.2016

Dalla pagina facebook

Vienna D’anselmo - È meraviglioso il mare...
È dove lasci tumulti e gioie, è spuma che ruba i ricordi alla sabbia... è felicità, freschezza e malinconia…
È salvezza il mare…è speranza...troppo spesso però è morte...onde miste a lacrime...
È eccessivo il mare...ma è sempre meraviglioso!
Sandra Gronchi - Il mare è gioia vera, divertimento, rinascita fisica e mentale, amicizia, lettura continua, scoperta e tant'altro...
Vincenzo de Pasquale - ... Infinito in movimento.
Gina Marcantonini- È un'eterna fonte di energia.
Un amico obiettivo ma anche lunatico che ti sbatte in faccia la realtà.
Una spugna che risucchia tutta la negatività per trasformarla in qualcosa di nuovo e straordinario
Lu’ Divara- Il mare incanta, il mare uccide, commuove, spaventa, fa anche ridere, alle volte, sparisce, ogni tanto, si traveste da lago, oppure costruisce tempeste, divora navi, regala ricchezze, non dà risposte, è saggio, è dolce, è potente, è imprevedibile. Ma soprattutto: il mare chiama.
(Alessandro Baricco)

Salvo Rao- La profondità del mare nel suo punto più lontano, lì dove è un tutt'uno con l'orizzonte, ti sospinge verso l'infinito, le sue onde spumose cancellando le tue orme lasciate da poco ti ricordano la nostra precarietà.
Franco il Poeta Sorrentini - Il mare? io vado spesso a trovarlo, a volte sto in silenzio a volte gli parlo, gli dico sei grande ti vorrei abbracciare, sei la vita sei l'amore sei il mare, rispettiamolo lo stiamo uccidendo.
Roberta Atrebor Mannoni - ...è lo specchio del cielo! È un immenso grembo nel quale lasciarsi cullare. È l'infinito che inghiotte o salvifica...È un immenso cimitero dei nostri giorni
Carmelo Orlando - ...Cos'è per me il mare? ma sicuramente …Amore, Musica, Poesia!!!!
Silvano Buzzurro - Il mare per i miei occhi è come ossigeno per i miei polmoni.
Marina Balbi - Il mare: simbolo dell'inconscio collettivo.
Corrado Pani - È qualcosa di straordinario!!
Loredana Balducci- La pace, la serenità...... L'infinito
Nicola Roni - La mia vita...
Gabriele Cazzulini - Il vuoto da contemplare
Marco Loconte - Mmm...Bella domanda. Il Mare è uno dei 4 elementi…è acqua...come Terra…fuoco e aria è un elemento della Vita. È nota essenziale in scala reale nella musicalità della Vita dell'essere umano. Noi così piccoli innanzi ad ognuno dei singoli elementi…Noi così affascinati da Essi.
E del Mare…l’immensità e la varietà di Vita concentrata in Esso. Be’ lascia senza fiato ed ogni emozione dell'umano innanzi al Mare è a parer mio in vocabolario molto sintetica da poter descrivere a pieno rispetto alla Maestosa intensità di qualsiasi tipo d'emozione che si possa provare.
Il Mare…Lui crea…devasta e ricrea…lui in descrizione poetica d’entità…può esser ciò che vuole davanti alle nostre percezioni.
Da G+
Domenico Noè - Impossibile, davvero IMPOSSIBILE, sol pensare di farne un cenno, nelle strettoie di questo software! Necessita un mare di tempo, un mare di spazio, un mare di attenzioni.
Ad maiora! Grazie e cordialità
ornella lo prete - Domenico Noè, grazie a te per la partecipazione. Dunque è talmente grande da non poter trovare parole adatte per descriverlo se non collegate alla categoria dell'Infinito? Felice giornata a te ☺
Domenico Noè - No, no! cara Ornella. Il mare è finito. Noi, e tutte le nostre percezioni, siamo finiti: nel tempo, nello spazio, nella carica atomica, ecc. Forse neppure l'Universo è infinito...Infinito è soltanto Dio. Per definizione. "L'Amore che muove il Sole e l'altre stelle", per dirla con Dante.
Mi pare utile evidenziare, invece, che il mare è immenso. Io sono figlio della costa ionica della Sicilia, credo di poter affermare - tenendomi ben stretto all'umiltà - di sapere qualcosa del mare, di capire che, per conoscerlo, bisogna prima amarlo. L'Amore ci apre gli occhi della mente - come sappiamo - perciò avvertiamo, e poi comprendiamo la poesia del mare, sia dolce sia furente.
Quindi, come possiamo, in poche parole, definire l'immensità del mare? Ecco, da qui discende la necessità di tempo, e tutto il resto. Indubbiamente, sarebbe bello parlarne, cominciare a descriverlo, ma..., ma dovremmo vivere una realtà mista tra lavoro, vacanza e avventura, negli angoli di mare del mondo...
Al momento, al momento siamo imprigionati nelle nostre anguste realtà, le quali ci rimpiccioliscono...E, tra l'altro, ci impediscono di dialogare col mare, e fissare sulla carta le sue meraviglie. Così tanto offese, dagli umani, nei nostri grigi ultimi tempi!
Questo è il minimo che, qui, posso dirti...Comunque, ne son contento!
Grazie per avermi dato questa piccola possibilità!
Serena giornata per te!
ornella lo prete - Domenico Noè, mi è sembrato di stare lì a guardare il tuo mare, ascoltare le tue parole e riflettere con te. Grazie
Domenico Noè - Bello! Sinceramente Bello! Un Grazie immenso, ...circa come il mare!
Buon tutto, gentilissima Ornella!
Roberta Tosi - Il mare?  Per me è vita, ci vivo e non potrei farne a meno...alzarmi e vedere dal terrazzo di casa mia questa distesa immensa di acqua, mi infonde serenità.

I contributi più recenti sono visibili qui, nei commenti, dove potete anche aggiungere ulteriori pensieri.
 
Grazie

martedì 22 settembre 2015

I Ricordi nelle Cose



Una domenica di pioggia...

è ideale per rimettere ordine nei cassetti. E proprio in fondo in fondo, ecco una pochette. Mostra ancora tutto il suo splendore. La apro e ne viene fuori una monetina ormai non più in uso. Quell’ oggetto trovato per caso ha avuto il potere di portarmi indietro nel tempo e farmi rivivere situazioni ed emozioni.  Ho rivisto persone nella fisionomia di allora e ho percepito anche le parole pronunciate con voci che ho riconosciuto.


Gli oggetti hanno la capacità di attivare ricordi

e rivelarci molto di quello che eravamo prima di diventare ciò che siamo. E la possibilità di allontanarsi dal presente per esplorare dalla distanza dell’esperienza trascorsa le origini del nostro modo di essere consente di ritornare al presente con nuove consapevolezze.

Gli oggetti (ma anche i cassetti ;-) faranno parte del viaggio alla scoperta dei personali talenti nel libro di metodo


C’è però anche un'altra funzione

che potrebbe assumere  un oggetto. Se non lo conosciamo nel senso che non abbiamo alcuna storia costruita insieme a quello in particolare, può stimolare la nostra fantasia e rivelarci comunque di noi proprio per ciò che costruiamo nell’immaginare la sua storia. 

Volete giocare?



A chi è appartenuta questa pochette? Che vita ha avuto? Quali sono le circostanze che l’hanno fatta dormire in quel cassetto per tanti anni? E la monetina?


Poi vi rivelerò la sua vera storia, ma adesso il bello del gioco è la possibilità di liberare la fantasia.

Grazie

domenica 16 agosto 2015

I Biscotti "Ignoranti"




Vuoi scoprire se hai un Talento da pasticcere? 

Cosa? Non sai cucinare? È proprio a te che mi rivolgo. Hai già tutto quello che ti serve: il gusto. E poi dovrai certamente tener conto di intolleranze varie: chi non ne ha? Ecco alcuni semplici consigli.

I biscotti hanno un corpo
La farina: puoi scegliere fra quelle di frumento, di farro, di grano saraceno, di mais, di riso, di avena e tante altre. Puoi utilizzarle raffinate o grezze, da sole oppure insieme ad altre.
Fai la tua scelta e mettile sul tavolo della cucina, se è di marmo, oppure su una spianatoia di legno. Ma puoi anche utilizzare una ciotola. Lasciale cadere come per farne una montagna e poi con il pugno fai un “cratere” al centro. Il tuo vulcano è pronto per accogliere gli altri ingredienti.

Costruisci il sapore
Be’ ti puoi sbizzarrire con quello che più ti piace: frutta secca o fresca tagliata a pezzettini. Puoi aggiungere del cacao oppure tante spezie: nei supermercati ci sono interi scaffali.
E non dimenticare lo zucchero: bianco raffinato, di canna oppure il miele.

Un po’ di grasso
serve a renderli più morbidi. E allora puoi scegliere un olio vegetale: dall’extravergine di oliva a quelli di semi e alle margarine. Ma ci sono anche quelli di tipo animale: burro, strutto e uova.

Qualcosa per renderli più leggeri
Il lievito: quello di birra o il lievito madre che usano i fornai, ma anche i preparati in polvere e l bicarbonato. Meglio usarne poco.

In ultimo
Un po’ di acqua per dare umidità (ma se preferisci il latte, il vino, o dei liquori, vanno bene ugualmente).
Sei pronto per impastare. Puoi iniziare con una forchetta facendo scendere gradatamente parte dei bordi del cratere di farina all’interno della parte umida fino a farla assorbire completamente. Se ti sembra che l’impasto sia troppo asciutto aggiungi dell’altra acqua e se invece ti sembra troppo umido aggiungi dell’altra farina. Deve avere la consistenza della creta o del pongo (ricordi quando ci giocavi da bambino?).

È il momento di mettere le mani in pasta 
Fai un serpentone (non troppo grande) e affettalo ponendo le fette su carta da forno adagiata su una teglia. Circa 30’ di cottura a fuoco moderato (180°) - ma anche qui, sarai tu a decidere se li vuoi più o meno cotti - e saranno pronti.

Ecco tutto
La ricetta per creare i biscotti su misura per te è proprio questa. Ma il lavoro lo dovrai fare tu. Parti con piccole dosi e assaggia. Ascolta il tuo gusto, annota su un quadernetto e modifica. 
Alla fine trova un nome "speciale" per la tua invenzione e non dimenticare di raccontarci la tua ricetta.
 

Se proprio vuoi conoscere gli ingredienti dei miei biscotti...

Farina di farro, una mela cruda a pezzetti e uva sultanina , albicocche disidratate e gherigli di noci sminuzzati, zucchero di canna, olio extravergine di oliva, un po' di acqua, un pizzico di bicarbonato e uno di cannella.

Perché li ho chiamati ignoranti? 

Perché per ascoltare il proprio "gusto" ed essere creativi è utile dimenticare tante regole.

Buon appetito!

lunedì 8 dicembre 2014

Cos'è per te...


Natale?



C’è un momento dell'anno nel quale “si accendono le luci”. E anche quelle che già c’erano ci sembrano diverse. A me capita ad esempio di vedere anche il rosso del semaforo più rosso e luminoso. Cambia forse il nostro modo di vedere le cose perché si collega all’esperienza che ognuno di noi ha del Natale.

Allora approfittiamo della presenza qui di tante persone e storie diverse per costruire qualcosa insieme? Regaliamo al gruppo



“ Una parola, un momento, una tradizione particolare (ricette o usanze), un significato, una speranza su quello che significa per noi”


A questo gioco possono partecipare  tutti: chi “si sente” religioso (di qualunque religione) e chi no; maschio o femmina; giovane o vecchio; italiano o straniero…insomma proprio tutti. Anzi, le differenze renderanno ancora più ricco il significato condiviso del nostro Natale.

Ricordo a tutti che i nostri Giochi da Social Network non hanno finalità  “psicoanalitiche”, ma solo il piacere di costruire insieme.

A proposito,“un gioco nel gioco”: secondo te, dove ho scattato questa foto?
 

Grazie