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domenica 6 novembre 2016

Il Cassetto "metti-tutto"






Era il primo in basso nella credenza della cucina
La mamma lo aveva voluto proprio lì, ad accogliere tutto quello che ai tempi nei quali non si buttava niente avrebbe potuto essere ancora utile. Tappi, nastri, bottoni, qualche chiodo e delle pinze. C’erano anche un uncinetto e degli elastici, carte che avevano custodito regali o uova di pasqua e mozziconi di pastelli recuperati chissà dove.  Quel cassetto era proprio a tiro di bambino. Ci arrivavamo tutti e le cose che conteneva erano nella disponibilità di tutti. Per me era come partire alla scoperta di un territorio ricco di sorprese. Ed era bello potersi costruire dei giochi partendo da frammenti che avevano avuto altre importanti funzioni.
Forse è proprio da lì che mi sono abituata a costruire partendo da quello che c’è. E ho continuato a farlo anche dopo. In fondo non era quello che facevano i bambini all'inizio del secolo scorso nelle famiglie contadine? Con delle cassette di frutta, vi aggiungevano delle rotelle e facevano delle macchinine con le quali si lanciavano per le discese. Oppure con delle scatole di scarpe o simili si costruivano delle case per le bambole perfettamente somiglianti a quelle che abitavano. Era la necessità che aguzza l’ingegno e che contemporaneamente permette di sviluppare la creatività.
Flessibilità e adattamento

Però, pensandoci su, non è forse una funzione presente negli organismi viventi per necessità adattative? Il “preadattamento” di cui ha parlato Darwin e citato nel libro “La teoria dell’evoluzione” (2006) di Telmo Pievani, Il Mulino, Bo, pag. 77. Cito testualmente: “Perché vi sia la possibilità di un cambiamento di funzione a parità di situazione dobbiamo infatti ipotizzare che in natura più organi possano assolvere una funzione (in modo che una possa essere deviata verso nuove utilizzazioni) e viceversa che un organo possa assolvere più funzioni, aggiungendone di nuove alle preesistenti”.  Dunque organi o parti di organi con capacità di funzioni abbozzate, sono lì che attendono di attivarsi appena i bisogni ambientali ne richiedono l’uso.
Le funzioni sono capacità di agire comportamenti e gli organi o parte di organi sono gli "strumenti" per realizzare.
 
Impara l’arte e mettila da parte

E non è dunque quello che accade ogni giorno? Di fronte a ogni nuovo "problema", svolgiamo dei compiti che attivano funzioni necessarie e che non pensavamo fossero nelle nostre possibilità. Se ne fossimo consapevoli potremmo anche cercare circostanze, mai considerate prima ma utili per conseguire i nostri obiettivi di sviluppo, nelle quali fossero però indispensabili quelle capacità.

Faccio un esempio: Se sei da sempre un tipo socievole, che ama la relazione e che viene consultato dai vicini di casa prima di ogni riunione di condominio, forse sei anche ben informato. Pur non avendo frequentato corsi universitari in comunicazione, potresti avere i requisiti per curare le relazioni o, perché no, entrare in politica. E allo stesso modo, in virtù delle competenze acquisite nel tempo libero, dove i problemi nascono e vengono risolti sulla spinta di curiosità personali, potrebbe essere per un appassionato di piante, calcio, cucina e molto altro.


Insomma, perché un’abilità conseguita “vivendo”, magari inseguendo un interesse, non potrebbe essere utilizzata in altri ambiti, diciamo, di maggior soddisfazione?

E se avessi dimenticato quanto imparato tanto tempo fa?
Mi piace ricordare la metafora delle autostrade spesso citata dagli studiosi di psicobiologia. Se ben ricordo, secondo loro ogni volta che si imparano nuove cose si formano dei collegamenti nuovi fra neuroni, come delle nuove strade, e se ripetiamo la stessa funzione più volte i collegamenti si irrobustiscono, diventano come delle autostrade. Se una funzione non viene più praticata, diciamo che avviene come in una città abbandonata: crescono dei rovi, le difficoltà ambientali deteriorano le parti meno solide, ma le strade principali rimangono e possono essere riattivate con un po' di "manutenzione/esercizio"
Sì, ma cosa c’entra la grafia?
Tutte quelle abilità conseguite entrano a sistema nei nostri modi di fare, nei nostri comportamenti, e li trasformano facendoli evolvere. Ed è proprio lì che lasciano delle tracce. La grafia è un comportamento - un modo assolutamente personale e dunque unico - attraverso cui ognuno esprime se stesso nell'affrontare le scelte più o meno consapevoli che impone il tracciato. Puoi farti un'idea in Grafologia per tutti
Fermati un attimo e apri il cassetto
È che a un certo punto conviene fermarsi un attimo - a volte non è proprio spontanea questa fermata - abbassarsi fino a quel cassetto vicino al pavimento, insomma tornare con i piedi per terra, e controllare cosa c’è. Capire cosa poter utilizzare per altro. Sarà una vera scoperta.
Come fare?
Ci sono diversi modi per fare un bilancio delle proprie competenze. Puoi anche iniziare a fare un elenco di ciò che ti riesce meglio adesso. È sempre una informazione utile scattare una istantanea. Ma se vuoi ripartire da te, offrirti una nuova possibilità, devi cercare quello che hai utilizzato, anche in parte, ma che hai dovuto abbandonare, proprio come quei frammenti e oggetti nel cassetto dell'immagine.
Se lo vuoi fare in un modo tutto nuovo puoi affrontare il lavoro di ricerca partendo proprio dalla tua casa e dalla tua scrittura seguendo le indicazioni del metodo Il Talento nel tratto®
Il cassetto tornerà protagonista e luogo dove custodire gli scritti delle storie di vita all’interno delle quali cercherai le tracce di capacità per assolvere a nuove funzioni, magari corroborate da una formazione mirata.

Piccola esercitazione
Potresti iniziare facendo mente locale sulle cose che ti riescono meglio adesso. Poi stabilisci una gerarchia, dalla più forte alla più debole. Lo stesso puoi farlo con le attività che proprio non sono per te. Rileggile con attenzione, metti una data, chiudi il foglio e custodiscilo in un cassetto.
Grazie


giovedì 6 ottobre 2016

Asfalto stellato


Il primo freddo e il tepore del primo maglione di lana

Il cielo minaccia pioggia e mi sembra di sentire il profumo delle castagne arrosto. Tutti i riferimenti di vita per periodi simili a questo tornano alla mente e anche una piccola cosa, e soprattutto presente spesso sotto i nostri sguardi, come delle foglie sull’asfalto, può essere interpretata alla luce di questi ricordi. Adesso qualcosa è cambiato, i bambini tornano da scuola con gli zaini a volte muniti di rotelle e non più con le cartelle. E le caldarroste si cucinano sul fornello nella pentola bucata e non più nel camino. Ma poco importa.
Se vivessi in un paese con clima molto caldo o molto freddo per tutto l’anno e se appartenessi a una cultura diversa, queste sensazioni non le proverei. Ma certamente avrei altri riferimenti ugualmente forti a guidare percezioni e suscitare emozioni.

Un conto è la realtà e altra cosa è la nostra interpretazione della realtà

 “La mappa non è il territorio”, recita un assunto di base della Programmazione neurolinguistica (Grinder e Bandler). E ognuno incontra la realtà a modo suo e la descrive in modo personale perché le esperienze di vita riferite a quel particolare stimolo intercettato dai sensi sono uniche. Belle o brutte si presentano alla mente e ci cambiano gli stati d'animo aprendoci a nuove esperienze oppure ponendo delle barriere.
Spesso non è la realtà a porre delle barriere ma le emozioni che la nostra interpretazione suscita
E dunque poco importa che nell’immagine di questo post ci sia una foglia e qualche frammento di autunno caduto da un albero. Io ci vedo un cielo stellato. Proprio come quella carta azzurra che si metteva come sfondo nei presepi domestici.
E torno bambina con tutta la ricchezza dei ricordi di allora.
Regalaci qui un tuo ricordo di autunno…
Grazie

domenica 22 maggio 2016

Sei 1nico




1- Come un fiore nel prato

Esseri viventi, vegetali, fiori di campo. E fra questi, nell'immagine di copertina del post, distinguiamo dei papaveri e tanto altro. Ma se, per esempio, pensiamo ai papaveri più classici, non sono tutti uguali. Il loro aspetto dipende anche dall'esposizione al sole, dalla ricchezza del terreno, dalle erbe infestanti, dagli animali che se ne cibano e da tanto altro.

2- Come il caffè che bevi

Ristretto, lungo, macchiato senza schiuma, in tazza grande o al vetro. Sorseggiando il mio caffè “nero bollente” ho potuto apprezzare il lavoro artigianale di una categoria mai abbastanza considerata. E sì, difficile trovare qualcuno che chiedesse un semplice caffè. Ad alcuni bastava un colpo d’occhio per far intendere che volevano “il solito”. E stiamo parlando di caffè all’italiana e al bar. Se poi volessimo estendere l’orizzonte della nostra osservazione ad altre regioni o nazioni ognuno di voi potrebbe aggiungere tanto altro.

"Il caffè è un piacere se non è buono che piacere è?" Dichiarava una antica pubblicità. Ma non tutte le persone hanno gli stessi gusti. E questo vale per qualunque tipo di scelta. Lo sanno bene anche i produttori di beni e servizi che ormai prevedono ampie possibilità di personalizzazioni proprio per ottenere una più piena soddisfazione dei clienti. 

3- Come DNA e impronte digitali

Però quando si tratta di identità come individualità, per stabilire con certezza l'autore di un crimine, per esempio, allora si effettuano analisi genetiche e ci si riferisce alle impronte digitali. Perché non esistono due persone con DNA o impronte digitali uguali.

4- Come la tua firma autografa

Se su base biologica è possibile provare l'unicità, più complessa è l'identificazione su base comportamentale. Gli esiti di una indagine genetica non cambiano perché analizzano fattori stabili, quelli comportamentali sì perché i comportamenti cambiano in quanto risposte a condizioni interne ed esterne diverse. Però pur nel loro cambiamento recano delle tracce di quella unicità che ciascuno porta con sé. Ne è una prova il fatto che il comportamento considerato probante per sancire la validità di un documento, se autentico, è la firma autografa.

5- Come il tuo modo di incontrare la realtà

"La mappa non è il territorio", afferma l'assunto di base della PNL. Perché di fronte allo stesso evento, diversi spettatori potrebbero darci versioni diverse pur con dei tratti comuni. Quindi ciò che fa la differenza è lo specifico modo di interpretare la realtà che predispone ad altrettanto specifiche risposte comportamentali.

6-Unico

E dunque chi può conoscere fino in fondo il suo specifico modo di essere arrivando ad aggiungere alla conoscenza di sé molto di quel tanto altro che sfugge a qualunque classificazione, è proprio la persona stessa. Lei conosce i significati degli eventi, gli stati d’animo e le aspirazioni, e dunque solo lei potrà giungere molto vicina alla conoscenza di sé, se lo vuole. Ha un capitale formato dai suoi comportamenti di vita. Basterà aprire lo scrigno dei ricordi per realizzare il suo "ritratto", come un "abito su misura", un vestito confortevole, che accompagnerà i movimenti più difficili. Scoprirà punti di forza e aree di miglioramento e ancora tanto altro.

Leggendo le indicazioni contenute nel libro Il Talento nel tratto potrai intraprendere la ricerca della tua unicità

Se invece vorrai avviare la ricerca incontrando anche altre persone con lo stesso desiderio, potrai venire con noi, a Milano il 26 novembre 2016
Grazie 

lunedì 2 maggio 2016

Il Riflesso dell' "Anima"

Biblioteca Sicilia, Milano

"...Specchio delle mie brame...chi è la più bella del reame?"

Se questo era l'interrogativo che la matrigna di Biancaneve poneva al suo specchio animato tanto tanto tempo fa, non molto è cambiato anche adesso nel bisogno di conoscere come noi veramente siamo. Ogni mattina approdiamo allo specchio del bagno per riprendere contatto con la realtà e continuiamo, una volta pronti per uscire, con quello dell'ascensore. Poi con le vetrine dei negozi, che ci restituiscono la nostra immagine fra i prodotti in esposizione. Ma tutte queste nostre versioni sono diverse a seconda del contesto in cui ci troviamo. Per l'albero nella foto di questo post, nel riflesso insieme alla sua sagoma nitida circondata dal cielo, si vedono anche le strutture della biblioteca all'interno dell'edificio. L'albero è fermo, non si può muovere eppure il suo riflesso cambierà con il tempo e le stagioni.
Se cambiano i contesti, cambiano i risultati ma anche la nostra percezione dei risultati cambia a seconda dei nostri stati d'animo perché siamo noi a valutare gli esiti.
 
Come ci vediamo, come ci vedono
 
Però, come avveniva nella favola dei fratelli Grimm, anche noi interroghiamo qualche conoscente nella speranza di aggiungere qualcosa a ciò che sappiamo di noi. Ma un conto è accertarsi di avere i capelli in ordine, altra cosa è ricevere un aiuto per ri-conoscere la propria natura interiore. E poi, anche chi coinvolgiamo, a meno che sia un professionista competente, vede la nostra "immagine" attraverso le proprie esperienze e convinzioni. Sono comunque opinioni importanti, ma ogni persona che interrogheremo ci restituirà risposte diverse ("la mappa non è il territorio" recita l'assunto di base della PNL). Ci dobbiamo accontentare del "verosimile".
 
Se proprio vogliamo sapere come siamo...
 
dobbiamo essere noi a "riflettere" osservando i nostri comportamenti proprio come se fossimo quell'amico al quale abbiamo chiesto un parere. Se non altro, quello che vedremo passerà attraverso le nostre esperienze e convinzioni, le stesse che comunque valutano i pareri che ci giungono dagli altri. Difficile? Forse all'inizio, un po', perché dovremo prendere le distanze dalle nostre emozioni. E allora sarà utile ricostruire la nostra storia cercando fra i fatti più lontani nel tempo ma prendendo la propria grafia come punto di partenza. Si cercherà quel fattore comune, segno del nostro specifico modo di essere, perché riconoscere quello che i nostri modi di fare riflettono è il presupposto per un miglioramento se non proprio per il superamento immediato dei problemi. Ma è soprattutto sapere di poter contare su capacità espresse che potrebbero essere utilizzate con successo anche in altri contesti.
 
Chi potrà veramente capire il significato dei nostri comportamenti e apportare eventuali cambiamenti costruttivi, siamo proprio noi
 
Piccola esercitazione

Individua tre persone con le quali hai condiviso un periodo di vita abbastanza lungo. Dovranno essere: un familiare, un amico, un collega di lavoro oppure un conoscente. E chiedi a ognuno, in  momenti diversi, di descriverti con tre aggettivi dei quali due indicheranno dei pregi e uno il difetto più evidente.
Ti riconosci in quello che sanno di te?
Annota le risposte e custodiscile in un cassetto. Tornerai a visitarle al termine della ricerca.
 
Per una visione completa del metodo
Per iniziare insieme il percorso
 
Grazie
 

venerdì 18 marzo 2016

Essere Padre

 

Padri non si nasce...

lo si diventa (forse). Che fatica però! Ma cosa si pensa debba fare ed essere un padre? Quali emozioni e progetti con quel fagottino fra le braccia? Le donne non potranno mai capire fino in fondo, così prese dal loro ruolo di madri, mogli o figlie.
Papà, è il vostro momento!
Raccontateci tutto. Fateci entrare nel vostro mondo.

Grazie

mercoledì 2 marzo 2016

Il tesoro nelle Cose "estinte"


Foto scattata nel museo "Beato Don Carlo Gnocchi" a Milano



Un mercatino dell’antiquariato...


o del modernariato? Oggetti tanto usati e consumati in alcuni punti. Ecco un vecchio macinacaffè, una macchina da scrivere, un corsetto di stecche di balena, un mappamondo con un mondo che è tanto diverso da quello che conosciamo adesso.

Eppure, nella maggior parte dei casi non è che non abbiamo più quei bisogni! Ancora ci piace sorseggiare un buon caffè e sono aumentati gli scrittori di libri. Però sono proprio cambiate le modalità per ottenere quei risultati. È certamente aumentata la velocità di vita e dunque tutto si deve ottenere in economia di tempo e risorse. Così nascono nuovi strumenti e modi per realizzare. E così le cose tanto usate vengono abbandonate per ricomparire in una vecchia cantina o nei mercatini, a ricordarci come eravamo. Nel caso della vecchia macchina da scrivere riportata nell'immagine di questo post, chi la utilizzava poteva osservare i martelletti che picchiavano sulla carta del rullo centrale e sentire lo schiocco che producevano. E quando un dito non centrava il tasto? Che dolore! 


L'evoluzione delle specie 
Il tempo corre veloce, anche quel vecchio orologio ce lo ricorda, e abbandona ciò che non riesce a tenere il passo. Questo non accade solo per le cose. Sappiamo bene che anche delle specie animali si sono estinte e altre sono in via di estinzione.

Le lingue estinte
Le lingue condividono lo stesso destino. Quelle che non vengono più parlate e scritte, sono condannate all’oblio. Capita che due popoli si incontrino e che le loro lingue a poco a poco si integrino e si trasformino diventando altro. Ma capita anche che piccole comunità entrino in gruppi sociali più grandi e piano piano, per potersi integrare, abbandonino sempre più i propri dialetti. E allora anche una lingua muore portando con sé un capitale di informazioni preziose (ho trovato interessante il saggio di D. Nettle e S. Romaine, 2001,Voci del silenzio, Carocci).

Le fabbriche abbandonate
Ho imparato poi che seguendo le evoluzioni dei bisogni, anche le imprese muoiono se non riescono ad adeguare velocemente prodotti, servizi e le modalità per realizzarli. Capita a tutti di incontrare nelle periferie delle città, ruderi di fabbriche abbandonate come "vecchie carcasse" di animali preistorici. Il pensiero va allora a tutte le persone che ci hanno lavorato, forse in condizioni di lavoro non sempre ottimali, ma hanno trascorso ampi pezzi di vita lì condividendo energia ed emozioni (per approfondire: M. Hannan J. Freeman, 1993, Ecologia organizzativa, Etaslibri).

Oggetti come tracce di vita

I vecchi oggetti ormai "estinti" appartenuti ad altri momenti della nostra vita possono ancora regalarci qualcosa di prezioso (ne ho parlato anche qui e qui). E allora, per non lasciare all'oblio un capitale che ci appartiene propongo una...

Piccola esercitazione

Prova a cercare in casa o nei tuoi ricordi tre vecchi oggetti che non usi più. Scegline uno - ma se ti diverte puoi utilizzarli tutti - prendi un foglio e lo strumento che utilizzi di solito per scrivere e annota tutto quanto quell’oggetto ti ricorda. Vedrai che torneranno alla mente delle persone e delle circostanze di vita appartenute al tuo passato che ti racconteranno molto anche di te.

 
Poi, se vorrai raccontare qui per noi il tuo oggetto del passato, probabilmente fornirà interessanti spunti per ricordare altro anche a tutti i lettori di questo blog
Grazie

domenica 24 gennaio 2016

Talenti e Tratti


Il nuovo metodo TALENTOnelTratto® dichiara che il Talento è nel Tratto
 
 
…ma cos’è un Talento*?
•      Antica unità di misura in uso presso i popoli ebraico, babilonese e greco
•      Una moneta in circolazione in Grecia e Palestina (La parabola dei Talenti)
•      Disposizione, inclinazione dell’animo
•      Ingegno e genialità
 
Dunque, un valore o una disposizione naturale
 
…perché i Tratti* sono:
•      Fisionomia di un volto o di un’epoca
•      Modo di comportarsi nei rapporti con gli altri
•      Gesto, atto, intervento come il tirar fuori o lanciare (il dado è tratto)
•      Parte di un tutto
•      Traccia lasciata sul foglio nell’atto di scrivere (come la firma e le diverse scritture dei nostri cari)
 
«Tracce» di Individualità
 
Dove cercare allora?
 
Dove i Talenti lasciano delle tracce: nei comportamenti
 
•      La scrittura è l’esito di un comportamento
•      Nell’atto di scrivere vengono impegnate fisiologia e mente
•      Si esegue un compito finalizzato a comunicare un pensiero
•      Si operano delle scelte relazionandosi con il contesto
 
Il «tratto individuale» di ognuno si esprime anche nei comportamenti scrittori
 
Conoscere e ri-conoscere*
 
·        Conoscere vuol dire avere cognizione di come una cosa/persona sia.
·        Riconoscere vuol dire ammettere e accettare come legittimo.
 
«Riconoscere» i propri Talenti vuol dire sapere di poter contare su Risorse Personali Pregiate
 
Sei sicuro di Conoscere, anzi, «Ri-conoscere» i tuoi Punti di Forza?
 
Vieni a scoprirlo con noi, a Milano, sabato 26 novembre 2016 in un affascinante percorso di ricerca fra comportamenti di scrittura e di vita

 
* Le definizioni sono "tratte" dal dizionario Garzanti 1998
 
Grazie

domenica 29 novembre 2015

La Vita delle Cose che utilizziamo



Sì, lo so che tutti, ma proprio tutti, abbiamo adesso il mondo in tasca. Basta sfiorare lo schermo del nostro telefonino e in un attimo arriviamo ovunque: possiamo ottenere risposte ai più disparati interrogativi e secondo il grado di approfondimento che desideriamo. So pure che tutto questo è realizzabile con un ingombro ed un peso minimi e ad un costo accessibile. Lo so e ne traggo anche io dei vantaggi.

Però un vecchio libro…

Un vecchio dizionario, ad esempio, ha una grande storia da raccontare. Attraverso quelle pagine sottili girate da dita umettate di più generazioni in cerca di conoscenza, ha il potere di farci sentire accolti. Forse all’inizio faticavamo un po’ con quella scrittura piccolissima, ma poi, quelle parole messe in ordine ognuna al proprio posto, ci davano la certezza che saremmo giunti alla meta e alla fine saremmo riusciti a scoprire il significato. Girare quelle pagine e cercare, anche adesso, è un po’ come esplorare un territorio vasto ma sicuro per sentirci più ricchi.

L’arco del maestro e il violino di Paganini

Chissà, forse anche per i libri accade quello che Eugen Herrigel nel 1975 aveva raccontato nel suo Zen in der Kunst des Bogenschiessens (titolo in italiano Lo Zen e il tiro con l’arco). L’arco nelle mani del maestro assume un po’ della sua anima e la trasmette a coloro che poi lo utilizzeranno.

Ed è forse la stessa magia che avvolge il violino di Paganini, da lui denominato “il cannone”. Ha qualcosa di straordinario non solo perché realizzato da un liutaio prestigioso, ma perché è stato fra le mani di un grande maestro e le fibre del suo legno si sono stagionate con le vibrazioni del suo suono. Adesso per mantenerlo vivo viene fatto suonare da violinisti di grande talento.

Come per delle semplici scarpe

Anche le scarpe si trasformano e assumono la forma del piede e del modo di camminare di chi le ha calzate. Le cose che accolgono chi le utilizza si “adattano” in parte agli utilizzatori e ne conservano i segni, le tracce.

Le vite lasciano i segni non solo nelle altre vite che incontrano ma anche sulle cose delle quali si servono trasformandole in maniera assolutamente individuale. E a distanza di decenni o di secoli, le cose continuano a parlare delle persone che le hanno utilizzate.

Un vecchio paio di occhiali appartenuto a una persona cara oppure un gioco che abbiamo amato da bambini possono farci rivivere emozioni lontane e restituirci qualcosa di noi che non sapevamo di avere. Magari, forse, proprio un Talento nascosto.

C’è un oggetto che ti è particolarmente caro per alcune di queste ragioni?

Grazie

martedì 6 ottobre 2015

Il Cambiamento come Opportunità


Traslocare…

Cambiare casa, ufficio/lavoro, forse anche città o nazione. Cambiare insomma. Non è mai facile lasciare il proprio mondo di abitudini, alcune a volte un po’ noiose, altre decisamente superflue, ma tutte decisamente rassicuranti. Che sia imposto dalle necessità o per desiderio di miglioramento, cambiare vuol dire lasciare ciò che è in gran parte prevedibile per qualcosa che in gran parte non lo è. E non lo sarà finché una volta sperimentata la nuova realtà non si sarà in grado di stabilire nuove rassicuranti abitudini.

Però, a pensarci bene...
dopo il primo momento di smarrimento, soprattutto se il cambiamento non è dovuto a una personale decisione, si scoprono dei vantaggi. E già lo si inizia a percepire nell’attività di passaggio che è il trasloco.

Raccogliere tutte le cose è come tornare sulle tracce della vita vissuta, è un momento di analisi, valutazione e selezione: insomma, di decisione. Non si porterà tutto con sé.  Si porterà solo ciò che costituisce la propria identità e quello che potrebbe essere utile nel viaggio per arrivare al nuovo territorio. L’atteggiamento sarà quello dell’esploratore, pronto a incontrare il nuovo e al tempo stesso a utilizzare tutte le personali risorse per fronteggiare le difficoltà.

In questo modo ogni nuovo problema sarà anche l’occasione per conoscersi meglio osservando i comportamenti che si metteranno in atto per superarlo. E magari scoprire qualcosa di sorprendente che farà acquisire una maggiore fiducia nelle proprie capacità.

E dunque i cambiamenti impongono un bilancio 
di ciò che si conosce e si sa fare, proprio come avviene con gli oggetti che si metteranno in quelle scatole da trasloco.
 
Se siete in un momento di cambiamento forse può essere utile un nuovo modo per fare queste valutazioni e prendere delle decisioni che rendano possibile l'espressione dei personali Talenti.
 
Felice Cambiamento!
 
Grazie
 

martedì 22 settembre 2015

I Ricordi nelle Cose



Una domenica di pioggia...

è ideale per rimettere ordine nei cassetti. E proprio in fondo in fondo, ecco una pochette. Mostra ancora tutto il suo splendore. La apro e ne viene fuori una monetina ormai non più in uso. Quell’ oggetto trovato per caso ha avuto il potere di portarmi indietro nel tempo e farmi rivivere situazioni ed emozioni.  Ho rivisto persone nella fisionomia di allora e ho percepito anche le parole pronunciate con voci che ho riconosciuto.


Gli oggetti hanno la capacità di attivare ricordi

e rivelarci molto di quello che eravamo prima di diventare ciò che siamo. E la possibilità di allontanarsi dal presente per esplorare dalla distanza dell’esperienza trascorsa le origini del nostro modo di essere consente di ritornare al presente con nuove consapevolezze.

Gli oggetti (ma anche i cassetti ;-) faranno parte del viaggio alla scoperta dei personali talenti nel libro di metodo


C’è però anche un'altra funzione

che potrebbe assumere  un oggetto. Se non lo conosciamo nel senso che non abbiamo alcuna storia costruita insieme a quello in particolare, può stimolare la nostra fantasia e rivelarci comunque di noi proprio per ciò che costruiamo nell’immaginare la sua storia. 

Volete giocare?



A chi è appartenuta questa pochette? Che vita ha avuto? Quali sono le circostanze che l’hanno fatta dormire in quel cassetto per tanti anni? E la monetina?


Poi vi rivelerò la sua vera storia, ma adesso il bello del gioco è la possibilità di liberare la fantasia.

Grazie

martedì 24 marzo 2015

Quando ho imparato a Scrivere



All’inizio era importante scrivere il nome...

Che scoperta! Lo ripetevamo all’infinito ogni volta che capitava di avere una matita o dei colori fra le manine. Poi è iniziata la scuola e la cosa si è fatta “seria”. Bisognava imparare a tradurre i pensieri in parole da tracciare sul quaderno. Non tutti hanno avuto la stessa esperienza e certamente ognuno avrà ricordi belli o brutti. 
Ti chiedo di fare un bel salto indietro nel tempo, tornare a quella  classe e sederti nuovamente a quel banco per raccontarci il tuo incontro con la scrittura. C’era la merenda nello zaino - ma anche nella cartella o nel cestino -e la maestra o il maestro scrivevano alla lavagna con i gessi che qualche volta “fischiavano”.

Ci racconti il tuo incontro con la scrittura?

Grazie