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domenica 9 aprile 2017

Raccontare la casa d'infanzia: un esempio


Premessa

Il racconto della casa d’infanzia narrato da un’anziana signora si riferisce ad una casa abitata da una famiglia contadina agli inizi del ‘900 in un paese del sud Italia

1-1 La nostra casa

Aveva un grande portone di accesso alle 4 stanze consecutive comunicanti fra loro e tutte rivolte alla strada. Era al piano terreno di uno stabile di due piani, come la maggior parte dei palazzi nel paese, e costituita da quattro vani di sette metri per sette. Proprio quelli che attualmente vengono destinati a negozi.

A quei tempi la vita si svolgeva fra questi ambienti e la strada. In una di queste stanze c’era il negozio di verdura gestito da mia madre. Nella seconda stanza era il ricovero del mulo: mezzo di trasporto familiare e di lavoro per la campagna. Oltre al mulo c’erano conigli e galline. Un gatto, Lolone, garantiva l'assenza di topi. Nella stessa stanza c’era il tavolo da pranzo per 24 persone. Nella terza stanza c’era il laboratorio sartoriale di mia sorella Libera: un grande tavolo con un grande cassetto nel quale a fine giornata si riponevano i lavori in corso.

C’erano anche due letti grandi: uno per i maschi, da una piazza e mezza, e un altro per le femmine, dove dormivamo in cinque e io dormivo da piedi. Nell’ultima stanza c’era la camera dei genitori con il mobilio di pregiati mobili intagliati nell'ottocento. Agli angoli di ogni elemento c'era la figura in rilievo di un suonatore di mandolino. Nella stessa stanza, oltre al necessario per dormire c'era un angolo salotto con tanto di divano e poltrona per ospitare persone di riguardo. Sul cassettone alto c’era un piccolo altarino composto da un reliquiario con 32 reliquie, opera di un sacerdote di una famiglia altolocata che aveva dovuto svendere alcuni pezzi importanti e al suo acquisto aveva provveduto mia sorella Peppina. C’era inoltre una statua di sant’Anna e un’altra della Madonna del soccorso, il tutto protetto da campane di vetro. Ai tempi si dormiva su letti molto alti. Avevano come supporto dei cavalletti su cui poggiavano delle tavole di legno. C'era poi un grande contenitore di stoffa riempito con foglie di granturco, il "saccone", che richiedeva una manutenzione frequente per la sostituzione di quelle danneggiate, ed un materasso di crine vegetale che per il letto dei  ragazzi doveva essere particolarmente rigido. Le lenzuola erano fatte a telaio e venivano lavate una volta al mese.

1-2 - Il bucato

La biancheria si lavava con la "liscivia". Così veniva chiamato un liquido ottenuto dall'infusione della cenere in acqua. Bollita e versata sui panni disposti a strati in un tino, veniva lasciata per circa tre giorni e garantiva un bianco candido. I panni bagnati erano molto pesanti e sciacquare e strizzare era un lavoro da fare con impegno, meglio se con l’aiuto di una persona. Le lenzuola venivano attorcigliate e la parte già strizzata si arrotolava intorno al braccio. Dei grossi cesti accoglievano la biancheria che veniva trasportata in campagna tramite il carretto con il mulo. Non potevamo stendere sulla piazza nella quale abitavamo perché era considerata una delle piazze più importanti del paese.

*Ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone esistenti è da ritenersi puramente casuale. La finalità di questa pubblicazione è didattica

Indicazioni metodologiche

Questo racconto è un frammento di una storia di vita. Ci fornisce quindi indicazioni sulle abitudini di una famiglia in un contesto specifico. Lo scopo era quello di trasmettere ad altri le proprie esperienze. Se però il racconto è finalizzato alla conoscenza di sé, oltre a questi elementi che hanno valore conoscitivo nell’attenzione rivolta ad alcuni oggetti e non ad altri e nella ricchezza di particolare che se sono ricordati vuol dire che hanno attirato l’attenzione, sono da approfondire le attività che l’autore del racconto svolgeva al suo interno: le sue abitudini, i suoi gusti, le persone che vi incontrava e i sentimenti che suscitavano. Gli ambienti domestici sono da considerare come dei contenitori all’interno dei quali sono custodite tracce dello specifico modo di essere.

Se vuoi provare...
dopo aver scritto di getto quello che la tua casa d'infanzia ti ricorda, puoi stimolare altri ricordi seguendo la mappa presentata in Raccontare la casa d'infanzia
Potrai trovare l'esercitazione completa a pag. 79 del libro di metodo Il Talento nel tratto
Ma se vuoi puoi tu stesso Scrivere l'Autobiografia leggendo i suggerimenti nelle #caramellediformazione, in una delle pagine di questo blog.
E non dimenticare di raccontarci qui, nei commenti, la tua esperienza!
 
Grazie

 

martedì 20 dicembre 2016

Il Talento nei Regali



Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno; insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita. (Frase attribuita a Confucio, filosofo cinese vissuto nel periodo 551-479 a.C.)

Questa valida e più volte citata massima di vita, ci ricorda che ciascuno potrebbe procurarsi ciò che gli serve per il proprio sostentamento. Il saper fare qualcosa è di fondamentale importanza e per arrivarci bisogna imparare. Il miglior dono che si possa ricevere, a parte credo comunque qualcosa per garantire la sopravvivenza mentre si impara (e quindi qualche pesce sarebbe comunque “gradito”) è l’opportunità di imparare a procurarsi le risorse. La canna da pesca è solo uno strumento, poi c’è la tecnica di pesca e poi c’è la motivazione a pescare: quanta fame hai. O per dirla alla maniera di Steve Jobs “Stay hungry, stay foolish”: nel suo caso, però, oltre al bisogno forte come la fame (o la curiosità) ha aggiunto anche un po’ di coraggio (è una delle interpretazioni). Ma noi esseri umani, si sa, siamo onnivori e ci sono tanti altri cibi/modi per sopravvivere. C’è chi preferirebbe cacciare/allevare e chi invece raccogliere/coltivare dei vegetali. E allora, per estendere ulteriormente il concetto confuciano...

sarebbe utile regalare gli strumenti e le tecniche più adatti a ciascuno.

E per fare questo bisognerebbe conoscere bene il destinatario. Quando ci impegniamo nella ricerca di un regalo, in genere pensiamo alla persona, a quello che fa, e immaginiamo quello che vorrebbe fare. Un lavoro imponente anche perché spesso è la persona stessa che non ha le idee ben chiare sul proprio specifico modo di essere. E allora perché non regalare la possibilità di conoscersi individuando i veri bisogni e le modalità assolutamente personali di procurarsi le competenze per soddisfarli? Ricordo una frase divertente, cara a Totò:

“Lei non sa chi sono io”

E anche se recentemente è stata considerata reato, quando pronunciata in un “contesto di alta tensione verbale”, credo sia in gran parte vera. La nostra identità fatta di disposizioni innate e apprendimenti conseguiti attraverso esperienze di vita e di studio, può essere nota solo a noi stessi. Come? Osservando dove questi specifici modi di essere hanno lasciato le tracce: i comportamenti di scrittura e di vita.

Il metodo che propongo nel libro Il Talento nel Tratto® è un nuovo modo di cercare i personali punti di forza, le aree di miglioramento e la modalità per lo sviluppo, partendo dall’osservazione della grafia e attraversando la storia di vita.

Al termine del percorso sarà possibile

·         Compilare il portafoglio di talenti

·         Individuare le modalità per progettare un percorso di sviluppo personale

·         Riconoscere le principali caratteristiche delle grafie e il loro significato

·         Scrivere un primo nucleo della personale storia di vita

E, soprattutto, acquisire una maggiore consapevolezza sulla quale contare per progettare l’anno che verrà.

Vuoi scoprire i tuoi Talenti?

Hai già tutto quello che ti serve: comportamenti di scrittura e di vita


Grazie

giovedì 6 ottobre 2016

Asfalto stellato


Il primo freddo e il tepore del primo maglione di lana

Il cielo minaccia pioggia e mi sembra di sentire il profumo delle castagne arrosto. Tutti i riferimenti di vita per periodi simili a questo tornano alla mente e anche una piccola cosa, e soprattutto presente spesso sotto i nostri sguardi, come delle foglie sull’asfalto, può essere interpretata alla luce di questi ricordi. Adesso qualcosa è cambiato, i bambini tornano da scuola con gli zaini a volte muniti di rotelle e non più con le cartelle. E le caldarroste si cucinano sul fornello nella pentola bucata e non più nel camino. Ma poco importa.
Se vivessi in un paese con clima molto caldo o molto freddo per tutto l’anno e se appartenessi a una cultura diversa, queste sensazioni non le proverei. Ma certamente avrei altri riferimenti ugualmente forti a guidare percezioni e suscitare emozioni.

Un conto è la realtà e altra cosa è la nostra interpretazione della realtà

 “La mappa non è il territorio”, recita un assunto di base della Programmazione neurolinguistica (Grinder e Bandler). E ognuno incontra la realtà a modo suo e la descrive in modo personale perché le esperienze di vita riferite a quel particolare stimolo intercettato dai sensi sono uniche. Belle o brutte si presentano alla mente e ci cambiano gli stati d'animo aprendoci a nuove esperienze oppure ponendo delle barriere.
Spesso non è la realtà a porre delle barriere ma le emozioni che la nostra interpretazione suscita
E dunque poco importa che nell’immagine di questo post ci sia una foglia e qualche frammento di autunno caduto da un albero. Io ci vedo un cielo stellato. Proprio come quella carta azzurra che si metteva come sfondo nei presepi domestici.
E torno bambina con tutta la ricchezza dei ricordi di allora.
Regalaci qui un tuo ricordo di autunno…
Grazie

giovedì 25 agosto 2016

Vuoi emanciparti? Cerca i tuoi Talenti

 
Emanciparsi da cosa?
Il pensiero va alla storia, alle lotte per arrivare alla liberazione degli schiavi, a quella dei contadini russi da servi della gleba, alla emancipazione delle donne tramite il movimento femminista e quella degli omosessuali.
Il termine vuol dire “liberarsi da un vincolo di soggezione materiale o morale” (dizionario Garzanti), oppure, nel senso più esteso del termine, “si riferisce a tutte quelle azioni che permettono a una persona o a un gruppo di persone di accedere a uno stato di autonomia attraverso la cessazione della dipendenza da una qualche autorità o potestà” (Wikipedia).
Intendiamoci, tutti siamo condizionati da altri fattori nelle nostre attività quotidiane ma quando ciò avviene per "assoggettamento" genera forte disagio e nasce il bisogno di liberarsi ...
  • Da una dipendenza che costruisce intorno una gabbia e influenza pensieri e comportamenti
  • Dal senso di colpa che fa sentire sempre in dovere
  • Dalla vergogna che impedisce di chiedere aiuto
  • Dalla perdita di fiducia in sé stessi che fa credere di essere inadeguati
  • Da quella sensazione di impotenza che blocca ogni possibilità di uscita
  • Dalla necessità di vivere in un contesto che avvelena la propria vita

Queste, in estrema sintesi, sono le condizioni di malessere che ha indicato Marie-France Hirigoyen, psichiatra esperta in vittimologia, nel suo saggio Molestie morali, 2000, edito da Einaudi.

Non solo per donne

Verrebbe allora spontaneo pensare alle donne, sempre più spesso vittime di “stalking” e aggressioni di ogni genere. Complici anche i retaggi culturali. Queste sensazioni si possono provare in famiglia, certo, ma le può provare anche un figlio per un genitore, una nuora verso una suocera; oppure a scuola, nel gruppo di pari, perché un “bullo” può scegliere un compagno come capro espiatorio, o per un difficile rapporto con un insegnante dal "brutto carattere"; e certamente al lavoro, dove il fenomeno denominato “mobbing” sta proprio a indicare quell’insieme di vessazioni psicologiche che mirano a far sì che la persona designata abbandoni o si lasci docilmente sfruttare. In tutti questi contesti finché non si esaurirà il bisogno di controllare persone e risorse, quando non avviene con la persuasione, ci saranno occasioni per difendersi dai tentativi di condizionamento.

Mettiamo a fuoco: Le strategie di condizionamento

Sono strategie di potere per avere il pieno possesso di una risorsa, oppure per poterla gestire a proprio vantaggio. Si realizzano anche attraverso tempi molto lunghi con azioni apparentemente irrilevanti ma che alla fine lasciano imprigionata la vittima come in una ragnatela. Riporto le tre fasi di realizzazione, indicate da Hirigoyen (2000)

·         Un atto di appropriazione attraverso lo spossessamento dell’altro

·         Un atto di dominazione, in cui l’altro viene mantenuto in uno stato di sottomissione e dipendenza

·         Una dimensione di impronta in cui si vuole lasciar sull’altro un segno

Tutte queste fasi sono mediate dal linguaggio. Chomsky (1975), padre della grammatica trasformazionale, analizza i meccanismi di modellamento attraverso il linguaggio. Grinder e Bandler (1981), autori della Programmazione Neurolinguistica ci informano delle trasformazioni della realtà che ciascuno può operare al momento di descriverla con parole (si può generalizzare, cancellare o deformare). Ellis (1996), fondatore della terapia comportamentale razionale emotiva, sostiene che tendiamo a riconoscerci il valore che ci attribuiscono gli altri. Bateson (1977), ha individuato nella comunicazione paradossale (doppia e contraddittoria) le possibili origini della schizofrenia.
Di seguito alcune strategie indicate da Hirigoyen.
  • Rifiutare la comunicazione diretta (penso ai musi e alle espressioni di disapprovazione senza dichiarare le ragioni della disapprovazione)
  • Travisare il linguaggio (i discorsi senza legame logico sono ambigui)
  • Mentire (disorientare fornendo una visione del mondo non fedele)
  • Sarcasmo, derisione, disprezzo (spacciati per senso dell’umorismo)
  • Squalificare, isolare, screditare (i rimbrotti in pubblico)
  • Dividere per regnare meglio (sono anche strategie di guerra)
  • Imporre il proprio potere (facendo credere di conoscere la verità assoluta)
Il tempo

Per ogni situazione difficile fra quelle indicate si possono produrre interpretazioni benevole.
  • “È stanco e devo essere comprensiva”
  • “Devo sopportare per farmi accettare dai compagni di classe”. A volte questa condizione è anche occasione per invitare un figlio a difendersi da solo e magari si aggiunge: “Sei fortunato che non devi fare il militare!”.
  • “Appena arrivato in ufficio si deve fare la “gavetta”. Oppure “È un momento difficile e il capo è sotto pressione”.

Sono tutte interpretazioni/giustificazioni plausibili, ma che sono sopportabili solo per brevi periodi. Prima ancora che la ripetuta esposizione a pratiche di condizionamento possa minare dal profondo la fiducia nelle proprie capacità è necessario prendere consapevolezza e trovare vie d'uscita. Questo vuol dire ritrovare sé stessi cercando quei dispositivi di sopravvivenza (i Talenti innati) dei quali ogni essere vivente è dotato e che in questo caso sono stati sommersi da esperienze di vita tanto pesanti. Certo, avere le persone giuste vicino – un familiare, un amico oppure un professionista - potrebbe aiutare. Ma spesso non ci sono le possibilità, le capacità o semplicemente si è a disagio nel chiedere aiuto per qualcosa che tutto sommato si crede possa essere considerata un capriccio o una debolezza. Più spesso, a fronte di una sensazione di malessere c’è anche grande confusione e non si saprebbe cosa chiedere.

Eppure questi meccanismi appaiono in tutto il loro portato distruttivo solo quando la vittima riesce ad allontanarsi dal contesto condizionante. E allora, portarsi in un altro luogo, anche se solo con il pensiero e per un tempo breve, può essere un modo per cercare una via d'uscita.

Il primo passo verso l'indipendenza

Puoi partire con l’acquisto di un quaderno. Sceglilo con cura. Ti deve proprio piacere: la copertina, le dimensioni e la consistenza della carta. Sarà il tuo diario dove potrai annotare stati d’animo e avvenimenti, fare dei disegni, incollare delle foto oppure qualunque altra cosa. E, visto che sarà solo tuo, scrivi subito il tuo nome. Con la penna che preferisci o con un colore che ti piace. Perché nel tuo cassetto degli attrezzi ci saranno, oltre al quaderno e alla penna preferita, anche sei colori: pennarelli oppure matite colorate (arancio, marrone, rosso, azzurro, verde, viola).

Adesso è necessario un patto con te stesso. Devi decidere di dedicarti ogni giorno 10 minuti. Dovrai trovare un posto tranquillo dove poter scrivere di te e per te. Non è facile, lo so. Ma cosa sono 10 minuti in una giornata!

Cosa scrivere? Innanzitutto la data e l'ora. Se cambi anche il luogo, puoi anche indicare dove ti trovi. Questo ti fornirà dei riferimenti per quando a distanza di tempo, vorrai rileggere quello che hai scritto. E poi? Per iniziare va bene anche l’elenco delle attività appena svolte, oppure quelle del giorno precedente. Puoi scrivere come ti senti: mal di testa, malinconia, allegria per qualcosa…Ciò che importa è ristabilire un dialogo con te stesso che ti porterà piano piano a riconoscere le tue migliori risorse. Se poi hai già l'abitudine a scrivere e vuoi iniziare a lavorare per riconoscere i tuoi talenti, puoi iniziare con l'esercitazione sulla descrizione della casa d'infanzia .
Allo scadere del tempo che hai potuto dedicarti, non dimenticare di dare uno sguardo d'insieme al tuo scritto, senza considerare i contenuti, così come guarderesti un quadro appeso alla parete. Prova a seguire l'andamento del filo grafico. Sì, proprio come un filo che corre, frena, si spezza. Cosa vedi? Puoi annotare anche questo. Basta iniziare e il resto ti sorprenderà.

Per approfondimenti

Ellis, A. (1996) L’autoterapia razionale emotiva: come pensare in modo psicologicamente efficace, Erickson Trento;
Bandler R., Grinder J. (1981), La struttura della magia, Astrolabio Ubaldini, Roma;
Bateson, G. (1977), Verso un’ecologia ella mente, Adelphi, Milano
Chomsky, N. (1975), La grammatica trasformazionale, Boringhieri, Torino;

Hirigoyen, M. F. (2000), Molestie morali, Einaudi, Torino;

Lo Prete, O. (2015), Il Talento nel tratto, Tecniche nuove, Milano

Raccontaci una situazione di condizionamento
Qui, nei commenti, puoi raccontarci una situazione qualunque che hai osservato sotto l’ombrellone vicino al tuo, oppure sul posto di lavoro o in qualunque altro luogo. Ci sarà utile mettere in comune le esperienze.

Grazie

domenica 22 maggio 2016

Sei 1nico




1- Come un fiore nel prato

Esseri viventi, vegetali, fiori di campo. E fra questi, nell'immagine di copertina del post, distinguiamo dei papaveri e tanto altro. Ma se, per esempio, pensiamo ai papaveri più classici, non sono tutti uguali. Il loro aspetto dipende anche dall'esposizione al sole, dalla ricchezza del terreno, dalle erbe infestanti, dagli animali che se ne cibano e da tanto altro.

2- Come il caffè che bevi

Ristretto, lungo, macchiato senza schiuma, in tazza grande o al vetro. Sorseggiando il mio caffè “nero bollente” ho potuto apprezzare il lavoro artigianale di una categoria mai abbastanza considerata. E sì, difficile trovare qualcuno che chiedesse un semplice caffè. Ad alcuni bastava un colpo d’occhio per far intendere che volevano “il solito”. E stiamo parlando di caffè all’italiana e al bar. Se poi volessimo estendere l’orizzonte della nostra osservazione ad altre regioni o nazioni ognuno di voi potrebbe aggiungere tanto altro.

"Il caffè è un piacere se non è buono che piacere è?" Dichiarava una antica pubblicità. Ma non tutte le persone hanno gli stessi gusti. E questo vale per qualunque tipo di scelta. Lo sanno bene anche i produttori di beni e servizi che ormai prevedono ampie possibilità di personalizzazioni proprio per ottenere una più piena soddisfazione dei clienti. 

3- Come DNA e impronte digitali

Però quando si tratta di identità come individualità, per stabilire con certezza l'autore di un crimine, per esempio, allora si effettuano analisi genetiche e ci si riferisce alle impronte digitali. Perché non esistono due persone con DNA o impronte digitali uguali.

4- Come la tua firma autografa

Se su base biologica è possibile provare l'unicità, più complessa è l'identificazione su base comportamentale. Gli esiti di una indagine genetica non cambiano perché analizzano fattori stabili, quelli comportamentali sì perché i comportamenti cambiano in quanto risposte a condizioni interne ed esterne diverse. Però pur nel loro cambiamento recano delle tracce di quella unicità che ciascuno porta con sé. Ne è una prova il fatto che il comportamento considerato probante per sancire la validità di un documento, se autentico, è la firma autografa.

5- Come il tuo modo di incontrare la realtà

"La mappa non è il territorio", afferma l'assunto di base della PNL. Perché di fronte allo stesso evento, diversi spettatori potrebbero darci versioni diverse pur con dei tratti comuni. Quindi ciò che fa la differenza è lo specifico modo di interpretare la realtà che predispone ad altrettanto specifiche risposte comportamentali.

6-Unico

E dunque chi può conoscere fino in fondo il suo specifico modo di essere arrivando ad aggiungere alla conoscenza di sé molto di quel tanto altro che sfugge a qualunque classificazione, è proprio la persona stessa. Lei conosce i significati degli eventi, gli stati d’animo e le aspirazioni, e dunque solo lei potrà giungere molto vicina alla conoscenza di sé, se lo vuole. Ha un capitale formato dai suoi comportamenti di vita. Basterà aprire lo scrigno dei ricordi per realizzare il suo "ritratto", come un "abito su misura", un vestito confortevole, che accompagnerà i movimenti più difficili. Scoprirà punti di forza e aree di miglioramento e ancora tanto altro.

Leggendo le indicazioni contenute nel libro Il Talento nel tratto potrai intraprendere la ricerca della tua unicità

Se invece vorrai avviare la ricerca incontrando anche altre persone con lo stesso desiderio, potrai venire con noi, a Milano il 26 novembre 2016
Grazie 

martedì 10 maggio 2016

Interpretare: "mezzo Pieno" o "mezzo Vuoto"?

Milano, Parco delle Cave


Passeggiando in un parco cittadino...
in una splendida giornata di sole, la mia attenzione è stata catturata da questo messaggio. Mi sono domandata: a chi è stato rivolto? Certamente a una persona che sarebbe passata di lì. Non abbiamo riferimenti per sapere però qualcosa su chi lo abbia scritto né sul suo destinatario, se non quello che vediamo, e dunque bisogna "interpretare". Vogliamo farlo insieme?
Probabilmente chi lo ha scritto ha pensato che questo fosse un buon modo per sorprendere e gratificare la persona amata conosciuta. Ma se così non fosse? Mi sono divertita a immaginare due destinatarie: una propensa a considerare gli aspetti positivi (il mezzo Pieno) e l'altra più orientata a vedere solo quelli negativi (il mezzo Vuoto). Ovviamente le possibilità sono molteplici e vi incoraggio ad aggiungere anche le vostre opzioni

Amata "mezzo Pieno"
Che bella sorpresa! Ha voluto gridare al mondo a chiare lettere quanto sono speciale per lui. Probabilmente è venuto qui di notte perché non riusciva a dormire pensando a me, e forse ha rinunciato anche a vedere la partita della sua squadra per scrivere questo messaggio.  E poi mi considera la migliore fra tutte le persone che conosce e non ha avuto timore di dichiararlo, così che in questo modo lo sappiano anche gli altri. Che uomo generoso, innamorato, sensibile e coraggioso!

Amata "mezzo Vuoto"
Si è sprecato. Mi poteva anche offrire un gelato per dirmi che mi ama! Ha risparmiato anche sulle lettere del "sei". Lo ha fatto di nascosto perché non ha il coraggio. E poi ha voluto farci sapere che lui ne ha avute tante di donne (oppure ne ha tante contemporaneamente?), mi ha messo in gara e ho vinto. Ma chi è lui per giudicare? Magari è un messaggio che va bene per tutte quelle che conosce e che passano di qui. Che uomo avaro, presuntuoso, opportunista e codardo!
 
Modi diversi di interpretare e modi diversi di rispondere
Come pensate che risponderanno allo stesso messaggio le ipotetiche due amate in questione?

"Come" lo ha scritto
Se però ci soffermiamo a osservare come è stato scritto questo messaggio, un po' come farebbe un grafologo, potremmo dire che chi ha scritto, di sicuro voleva essere chiaro perché ha scelto uno stampatello maiuscolo. Ha scritto con lettere grandi che potrebbero voler dire "dare forza" al contenuto, ma questo sarebbe se la scrittura grande non fosse la sua scrittura abituale. È andato subito al sodo riducendo il "6" a cifra. Ma potrebbe essere anche il desiderio di apparire originale, oppure qualcosa di noto alla "ricevente".
Non ha saputo prevedere lo spazio che la parola "MIGLIORE" avrebbe occupato ed è finito, dopo un restringimento dello spazio fra le ultime lettere, sulla cornice destra con le aste orizzontali della E. Non era proprio necessario perché quella lettera era comunque leggibile e ben formata anche rimanendo all'interno.
Potremmo dire che ha agito d'impulso, senza pianificare con cura, e che non si è fermato davanti agli ostacoli. E poi, se finisce il colore proprio per l'ultima asta della "E" nella parola "AMORE", poco importa!*

*Per il momento ho voluto evidenziare ciò che chiunque potrebbe comprendere. Molto altro potrebbe aggiungere un grafologo esperto, e so che ce ne sono fra chi legge.

Partecipate con noi!
Quale interpretazione vi sentite di condividere? Avete altre ipotesi sul messaggio del nostro "malcapitato" innamorato?


 
Grazie

 

lunedì 2 maggio 2016

Il Riflesso dell' "Anima"

Biblioteca Sicilia, Milano

"...Specchio delle mie brame...chi è la più bella del reame?"

Se questo era l'interrogativo che la matrigna di Biancaneve poneva al suo specchio animato tanto tanto tempo fa, non molto è cambiato anche adesso nel bisogno di conoscere come noi veramente siamo. Ogni mattina approdiamo allo specchio del bagno per riprendere contatto con la realtà e continuiamo, una volta pronti per uscire, con quello dell'ascensore. Poi con le vetrine dei negozi, che ci restituiscono la nostra immagine fra i prodotti in esposizione. Ma tutte queste nostre versioni sono diverse a seconda del contesto in cui ci troviamo. Per l'albero nella foto di questo post, nel riflesso insieme alla sua sagoma nitida circondata dal cielo, si vedono anche le strutture della biblioteca all'interno dell'edificio. L'albero è fermo, non si può muovere eppure il suo riflesso cambierà con il tempo e le stagioni.
Se cambiano i contesti, cambiano i risultati ma anche la nostra percezione dei risultati cambia a seconda dei nostri stati d'animo perché siamo noi a valutare gli esiti.
 
Come ci vediamo, come ci vedono
 
Però, come avveniva nella favola dei fratelli Grimm, anche noi interroghiamo qualche conoscente nella speranza di aggiungere qualcosa a ciò che sappiamo di noi. Ma un conto è accertarsi di avere i capelli in ordine, altra cosa è ricevere un aiuto per ri-conoscere la propria natura interiore. E poi, anche chi coinvolgiamo, a meno che sia un professionista competente, vede la nostra "immagine" attraverso le proprie esperienze e convinzioni. Sono comunque opinioni importanti, ma ogni persona che interrogheremo ci restituirà risposte diverse ("la mappa non è il territorio" recita l'assunto di base della PNL). Ci dobbiamo accontentare del "verosimile".
 
Se proprio vogliamo sapere come siamo...
 
dobbiamo essere noi a "riflettere" osservando i nostri comportamenti proprio come se fossimo quell'amico al quale abbiamo chiesto un parere. Se non altro, quello che vedremo passerà attraverso le nostre esperienze e convinzioni, le stesse che comunque valutano i pareri che ci giungono dagli altri. Difficile? Forse all'inizio, un po', perché dovremo prendere le distanze dalle nostre emozioni. E allora sarà utile ricostruire la nostra storia cercando fra i fatti più lontani nel tempo ma prendendo la propria grafia come punto di partenza. Si cercherà quel fattore comune, segno del nostro specifico modo di essere, perché riconoscere quello che i nostri modi di fare riflettono è il presupposto per un miglioramento se non proprio per il superamento immediato dei problemi. Ma è soprattutto sapere di poter contare su capacità espresse che potrebbero essere utilizzate con successo anche in altri contesti.
 
Chi potrà veramente capire il significato dei nostri comportamenti e apportare eventuali cambiamenti costruttivi, siamo proprio noi
 
Piccola esercitazione

Individua tre persone con le quali hai condiviso un periodo di vita abbastanza lungo. Dovranno essere: un familiare, un amico, un collega di lavoro oppure un conoscente. E chiedi a ognuno, in  momenti diversi, di descriverti con tre aggettivi dei quali due indicheranno dei pregi e uno il difetto più evidente.
Ti riconosci in quello che sanno di te?
Annota le risposte e custodiscile in un cassetto. Tornerai a visitarle al termine della ricerca.
 
Per una visione completa del metodo
Per iniziare insieme il percorso
 
Grazie
 

mercoledì 2 marzo 2016

Il tesoro nelle Cose "estinte"


Foto scattata nel museo "Beato Don Carlo Gnocchi" a Milano



Un mercatino dell’antiquariato...


o del modernariato? Oggetti tanto usati e consumati in alcuni punti. Ecco un vecchio macinacaffè, una macchina da scrivere, un corsetto di stecche di balena, un mappamondo con un mondo che è tanto diverso da quello che conosciamo adesso.

Eppure, nella maggior parte dei casi non è che non abbiamo più quei bisogni! Ancora ci piace sorseggiare un buon caffè e sono aumentati gli scrittori di libri. Però sono proprio cambiate le modalità per ottenere quei risultati. È certamente aumentata la velocità di vita e dunque tutto si deve ottenere in economia di tempo e risorse. Così nascono nuovi strumenti e modi per realizzare. E così le cose tanto usate vengono abbandonate per ricomparire in una vecchia cantina o nei mercatini, a ricordarci come eravamo. Nel caso della vecchia macchina da scrivere riportata nell'immagine di questo post, chi la utilizzava poteva osservare i martelletti che picchiavano sulla carta del rullo centrale e sentire lo schiocco che producevano. E quando un dito non centrava il tasto? Che dolore! 


L'evoluzione delle specie 
Il tempo corre veloce, anche quel vecchio orologio ce lo ricorda, e abbandona ciò che non riesce a tenere il passo. Questo non accade solo per le cose. Sappiamo bene che anche delle specie animali si sono estinte e altre sono in via di estinzione.

Le lingue estinte
Le lingue condividono lo stesso destino. Quelle che non vengono più parlate e scritte, sono condannate all’oblio. Capita che due popoli si incontrino e che le loro lingue a poco a poco si integrino e si trasformino diventando altro. Ma capita anche che piccole comunità entrino in gruppi sociali più grandi e piano piano, per potersi integrare, abbandonino sempre più i propri dialetti. E allora anche una lingua muore portando con sé un capitale di informazioni preziose (ho trovato interessante il saggio di D. Nettle e S. Romaine, 2001,Voci del silenzio, Carocci).

Le fabbriche abbandonate
Ho imparato poi che seguendo le evoluzioni dei bisogni, anche le imprese muoiono se non riescono ad adeguare velocemente prodotti, servizi e le modalità per realizzarli. Capita a tutti di incontrare nelle periferie delle città, ruderi di fabbriche abbandonate come "vecchie carcasse" di animali preistorici. Il pensiero va allora a tutte le persone che ci hanno lavorato, forse in condizioni di lavoro non sempre ottimali, ma hanno trascorso ampi pezzi di vita lì condividendo energia ed emozioni (per approfondire: M. Hannan J. Freeman, 1993, Ecologia organizzativa, Etaslibri).

Oggetti come tracce di vita

I vecchi oggetti ormai "estinti" appartenuti ad altri momenti della nostra vita possono ancora regalarci qualcosa di prezioso (ne ho parlato anche qui e qui). E allora, per non lasciare all'oblio un capitale che ci appartiene propongo una...

Piccola esercitazione

Prova a cercare in casa o nei tuoi ricordi tre vecchi oggetti che non usi più. Scegline uno - ma se ti diverte puoi utilizzarli tutti - prendi un foglio e lo strumento che utilizzi di solito per scrivere e annota tutto quanto quell’oggetto ti ricorda. Vedrai che torneranno alla mente delle persone e delle circostanze di vita appartenute al tuo passato che ti racconteranno molto anche di te.

 
Poi, se vorrai raccontare qui per noi il tuo oggetto del passato, probabilmente fornirà interessanti spunti per ricordare altro anche a tutti i lettori di questo blog
Grazie

domenica 24 gennaio 2016

Talenti e Tratti


Il nuovo metodo TALENTOnelTratto® dichiara che il Talento è nel Tratto
 
 
…ma cos’è un Talento*?
•      Antica unità di misura in uso presso i popoli ebraico, babilonese e greco
•      Una moneta in circolazione in Grecia e Palestina (La parabola dei Talenti)
•      Disposizione, inclinazione dell’animo
•      Ingegno e genialità
 
Dunque, un valore o una disposizione naturale
 
…perché i Tratti* sono:
•      Fisionomia di un volto o di un’epoca
•      Modo di comportarsi nei rapporti con gli altri
•      Gesto, atto, intervento come il tirar fuori o lanciare (il dado è tratto)
•      Parte di un tutto
•      Traccia lasciata sul foglio nell’atto di scrivere (come la firma e le diverse scritture dei nostri cari)
 
«Tracce» di Individualità
 
Dove cercare allora?
 
Dove i Talenti lasciano delle tracce: nei comportamenti
 
•      La scrittura è l’esito di un comportamento
•      Nell’atto di scrivere vengono impegnate fisiologia e mente
•      Si esegue un compito finalizzato a comunicare un pensiero
•      Si operano delle scelte relazionandosi con il contesto
 
Il «tratto individuale» di ognuno si esprime anche nei comportamenti scrittori
 
Conoscere e ri-conoscere*
 
·        Conoscere vuol dire avere cognizione di come una cosa/persona sia.
·        Riconoscere vuol dire ammettere e accettare come legittimo.
 
«Riconoscere» i propri Talenti vuol dire sapere di poter contare su Risorse Personali Pregiate
 
Sei sicuro di Conoscere, anzi, «Ri-conoscere» i tuoi Punti di Forza?
 
Vieni a scoprirlo con noi, a Milano, sabato 26 novembre 2016 in un affascinante percorso di ricerca fra comportamenti di scrittura e di vita

 
* Le definizioni sono "tratte" dal dizionario Garzanti 1998
 
Grazie